{"id":1200,"date":"2015-01-27T15:54:13","date_gmt":"2015-01-27T14:54:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giannicresci.com\/?p=1200"},"modified":"2015-01-27T15:54:13","modified_gmt":"2015-01-27T14:54:13","slug":"veridizione-e-convenzione-fiduciaria-semiotica-testo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/index.php\/2015\/01\/27\/veridizione-e-convenzione-fiduciaria-semiotica-testo\/","title":{"rendered":"Veridizione e convenzione fiduciaria"},"content":{"rendered":"<h4>MARKETING, COMUNICAZIONE, SEMIOTICA: STRATEGIE ENUNCIATIVE DELLA COMPLICIT\u00c0<\/h4>\n<p><strong>2.\u00a0Strategie enunciative della complicit\u00e0<br \/>\n2.3. Veridizione e convenzione fiduciaria<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui abbiamo posto la nostra attenzione agli\u00a0aspetti produttivi del consumo e della lettura (capitolo 1), la\u00a0nostra intenzione non era tanto, come abbiamo pi\u00f9 volte ricordato, quella di porre il consumatore e il lettore in una posizione\u00a0privilegiata e di \u2018libero arbitrio\u2019 nei confronti della strategia\u00a0testuale; abbiamo infatti messo contemporaneamente in rilievo i\u00a0vincoli che la strategia testuale pone all&#8217;atto di lettura e di pertinentizzazione. L&#8217;intento era piuttosto quello di evidenziare il\u00a0carattere interazionale\u00a0della produzione di senso. Del resto, le\u00a0\u2018conclusioni\u2019 che proporremo nell&#8217;ultimo capitolo si muoveranno\u00a0sullo sfondo di una assunzione di base, secondo la quale la\u00a0\u00abstrategia\u00bb del mondo della produzione e le \u00abtattiche\u00bb appropriative del consumatore e del lettore sono gli interpreti di un gioco di\u00a0scambi, scarti e resistenze di cui nessuna delle parti pu\u00f2 prevedere\u00a0gli esiti. Tale assunzione \u00e8 comunque in linea con le acquisizioni\u00a0teoriche, relativamente recenti, nel campo del marketing e dello\u00a0studio delle comunicazioni di massa:<br \/>\n\u00abIl destinatario delle comunicazioni di massa ha impiegato anni per venire riconosciuto come soggetto comunicativo in qualche modo attivo. Questo cammino ricorda quello parallelo e per certi contorni analogo percorso dal consumatore, prima target da bombardare, poi soggetto di bisogni da soddisfare.\u00bb (Grandi, 1987, p.31)<br \/>\nL&#8217;idea stessa che tra gli obiettivi della comunicazione pubblicitaria vi possa essere quello di \u201dcreare complicit\u00e0&#8221;, ci pare l&#8217;implicito riconoscimento del destinatario quale parte attiva della comunicazione.<br \/>\nRiteniamo necessario, come introduzione al tema delle \u00abstrategie della complicit\u00e0\u00bb, affrontare brevemente la questione della \u201cveridicit\u00e0\u201d del discorso pubblicitario. Come vedremo, infatti, la scelta strategica di perseguire, come obiettivo della comunicazione, <strong>l\u2019implicazione e coinvolgimento del destinatario<\/strong>, si lega, per molti aspetti, a tale questione. Se qualsiasi discorso risulta essere \u00abil luogo fragile in cui si inscrivono e si leggono la verit\u00e0 e la falsit\u00e0, la menzogna e il segreto\u00bb (Greimas, 1983 tr.it. p.103), la questione non pu\u00f2 che riguardare anche il discorso pubblicitario. Quest&#8217;ultimo, oltretutto, non prevede la possibilit\u00e0 di stabilire contratti enunciativi basati su ci\u00f2 che Greimas chiama <em>evidenza<\/em> (Greimas e Court\u00e9s, 1979 tr.it. p.137), poich\u00e9 non esiste certo un atteggiamento epistemico collettivo orientato a priori verso un&#8217;interpretazione veridittiva del discorso pubblicitario. [cfr. nota 13]<br \/>\nLa produzione dell&#8217;effetto di senso \u201cverit\u00e0\u201d, analogalmente ai processi di pertinentizzazione e attualizzazione testuale, deriva da un processo interazionale. I modi della veridizione che abbiamo citato (<em>verit\u00e0<\/em>, <em>falsit\u00e0<\/em>, <em>menzogna<\/em>, <em>segreto<\/em>), risultano infatti \u00abdal duplice contributo dell&#8217;enunciatore e dell\u2019enunciatario. Le sue diverse posizioni si fissano solo sotto forma di un equilibrio pi\u00f9 o meno stabile che proviene da un accordo implicito fra i due attanti della struttura della comunicazione.\u00bb (ibidem) Nella semiotica greimasiana, in cui il problema della \u00abverit\u00e0\u00bb \u00e8 sostituito da quello del \u00abdire-vero\u00bb, l&#8217;accordo fra enunciatore e enunciatario, \u00abquesta tacita intesa di due complici pi\u00f9 o meno coscienti\u00bb (Greimas e Court\u00e9s, 1979 tr.it.p.380), prende il nome di <em>contratto di veridizione<\/em>.<br \/>\nIl contratto di veridizione \u00abtende a stabilire una convenzione fiduciaria tra l\u2019enunciante e l\u2019enunciatario, convenzione che porta sullo statuto veridittivo (sul dire-vero) del discorso-enunciato.\u00bb (ibidem p.81) Poich\u00e9 esso, come dicevamo, non pu\u00f2 basarsi, nel caso della pubblicit\u00e0, su una evidenza, allora il contratto di veridizione dovr\u00e0 essere preceduto da un fare persuasivo (far-credere) da parte dell\u2019enunciatore. Al fare persuasivo corrisponde un fare interpretativo dell\u2019enunciatario che conduce ad un giudizio epistemico (cio\u00e8 ad un credere). Quindi l&#8217;efficacia del fare persuasivo dipende dalla sanzione dell\u2019enunciatario.<br \/>\nSempre secondo la semiotica greimasiana, lo stesso contratto enunciativo appare una convenzione che porta sullo statuto veridittivo dell\u2019enunciato e che quindi deve essere preceduto da un fare persuasivo. Si tratta per\u00f2 di valutare &#8211; ed \u00e8 una questione che ci pare di grande importanza &#8211; se la condizione di efficacia del discorso pubblicitario dipenda necessariamente dal suo statuto veridittivo. Anche nel caso in cui la procedura persuasiva pubblicitaria prende la forma argomentativa, non \u00e8 detto che la sua efficacia dipenda dal riconoscimento, da parte del destinatario, della verit\u00e0 in quanto \u201cadeguata\u201d ad una realt\u00e0 referenziale. \u00c8 necessario, quindi, formulare alcune ipotesi intorno all\u2019<strong>atteggiamento epistemico collettivo<\/strong> nei confronti della comunicazione pubblicitaria; non perch\u00e9 ci troviamo gi\u00e0 adesso nelle condizioni di poter dire qualcosa di preciso, ma perch\u00e9 riteniamo che una scelta, intuitiva e arbitraria quanto si vuole, sia indispensabile per il proseguimento della discussione. <strong>La nostra ipotesi \u00e8 allora la seguente:<\/strong> <strong>che la pubblicit\u00e0 sia il luogo di discorsi a cui non viene collettivamente chiesto uno statuto veridittivo<\/strong>. Non solo: riteniamo che l&#8217;atteggiamento epistemico nei confronti del discorso pubblicitario risulti essere, in molti sensi, assai variegato. <strong>Ipotizziamo infatti che il destinatario accordi all\u2019enunciatore legittimit\u00e0 al suo dire-vero, quando l&#8217;esercizio persuasivo interessa certe determinate questioni, e non altre<\/strong>.<br \/>\nFacciamo adesso un breve esempio che crediamo possa chiarire quanto detto sopra. La recente pubblicit\u00e0 stampa della Nuova Audi 100 si presenta con tre enunciati distinti. In posizione di headline troviamo il seguente enunciato:<br \/>\n\u201cNuova Audi 100. Chi \u00e8 riuscito a vederla \u00e8 rimasto senza parole. Chi \u00e8 riuscito a guidarla ne sta ancora parlando bene.\u201d<br \/>\nTroviamo poi nel lato inferiore della pagina, in maiuscolo e con un corpo tipografico notevolmente inferiore rispetto all&#8217;headline, il seguente testo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNuova Audi 100: 2.000 CC. 85 KW (115 CV) -2.200 CC. 169<br \/>\nKW (230 CV) &#8211; 2.500 CC. TDI 85 KW (115 CV) &#8211; 2.800 CC. 128 KW<br \/>\n(174 CV). Catalizzazione di serie su tutti i modelli.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"Auto AUDI, analisi semiotica della comunicazione pubblicitaria\" href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/audi-auto-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1214 size-full\" src=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/audi-auto-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg\" alt=\"Auto AUDI, analisi semiotica della comunicazione pubblicitaria\" width=\"600\" height=\"389\" srcset=\"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/audi-auto-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg 600w, https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/audi-auto-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci soffermiamo sul grado diverso di ambiguit\u00e0 dei due\u00a0enunciati e sulle diverse porzioni di competenza attualizzate nel\u00a0processo di cooperazione interpretativa &#8211; si noti comunque che il\u00a0secondo enunciato sembra valorizzare un tipo di competenza\u00a0enciclopedica dell\u2019enunciatario abbastanza specifico &#8211; poich\u00e9 il\u00a0nostro obbiettivo \u00e8 ora quello di formulare delle ipotesi riguardo\u00a0all\u2019atteggiamento epistemico nei confronti del dire-vero pubblicitario. Allora, mentre il primo enunciato ci pare che non \u2018chieda\u2019,\u00a0come propria condizione di accettabilit\u00e0, di essere letto come\u00a0\u2018vero\u2019, il secondo \u00e8, al contrario, accettabile <em>solo in quanto<\/em> \u2018vero\u2019.\u00a0Non stiamo ovviamente parlando direttamente di verit\u00e0 come\u00a0adeguamento ad una realt\u00e0 esterna, e neanche come adeguamento all&#8217;universo cognitivo dell\u2019enunciatario (cfr. Greimas, 1983); ci\u00a0interessano, in questo caso, specificamente gli <strong>atteggiamenti<\/strong> e le\u00a0<strong>aspettative<\/strong> intorno al dire-vero pubblicitario. Riteniamo che l&#8217;enunciatario, che presupponiamo in grado di riconoscere la pubblicit\u00e0 in quanto selezione circostanziale d\u2019enunciazione, non\u00a0assuma che il primo enunciato <em>debba<\/em> essere vero: egli sa che\u00a0l&#8217;enunciato <em>pu\u00f2<\/em> anche essere vero, ma che non \u00e8 neanche nelle\u00a0intenzioni dell\u2019enunciatore farglielo credere.<br \/>\nLe attese intorno al secondo enunciato (che \u00e8 una occorrenza di un tipo di enunciato pubblicitario molto diffuso: quello che descrive le \u201ccaratteristiche tecniche\u201d del prodotto), sono intuitivamente molto diverse. In questo caso l\u2019enunciatario non ha motivo di dubitare della sua veridicit\u00e0, lo ritiene anzi <em>adeguato<\/em> ad una realt\u00e0 esterna all\u2019 enunciazione e, soprattutto, non attribuisce all\u2019enunciatore alcuna intenzione manipolatoria. Detto in altre parole, mentre l\u2019enunciatario legittima l\u2019enunciatore a sostenere che \u2018chi \u00e8 riuscito a vedere la Nuova Audi 100 sia rimasto senza parole\u2019 ammettendo la possibilit\u00e0 che l\u2019enunciato non sia vero, lo stesso enunciatario accetta come vero il secondo enunciato perch\u00e9 ritiene che l&#8217;enunciatore non possa, in quel caso, che dire-vero. L\u2019enunciatario consente all\u2019enunciatore, nel caso del primo enunciato, la violazione della seconda massima conversazionale della qualit\u00e0: \u00abNon dire ci\u00f2 per cui non hai prove adeguate\u00bb (Grice, 1967, tr.it. p.205). Mentre supponiamo che l\u2019enunciatario non mostri la stessa disponibilit\u00e0, in generale, per violazioni della prima massima della stessa categoria: \u00abNon dire ci\u00f2 che credi essere falso\u00bb (ibidem).<br \/>\nIl terzo enunciato presente nell&#8217;annuncio \u00e8 il <em>payoff<\/em> posto di fianco al marchio \u201dAudi\u201d:\u00a0\u201cAll\u2019avanguardia della tecnica.\u201d L\u2019enunciato, evidentemente riferito alla <strong>marca<\/strong> e non specificamente al singolo modello promosso, pone alcuni problemi riguardo al suo statuto veridittivo. Esso, in questo senso, si distingue nettamente dagli altri due. Assomiglia, in effetti, al primo in quanto l\u2019enunciatario non assume a priori che questo sia vero; vi \u00e8 per\u00f2 una differenza che \u00e8 fondamentale: in questo caso l\u2019enunciatario attribuisce all\u2019enunciatore una strategia veridittiva, un volere essere creduto, che riteneva assente nel caso dell&#8217;<em>headline<\/em>. L\u2019enunciatario si trova allora legittimato a sanzionare l&#8217;enunciato. Dato che l&#8217;intenzione manipolatoria riconosciuta dall\u2019enunciatario \u00e8, d&#8217;altra parte, legittimata dalla circostanza enunciativa &#8211; la pubblicit\u00e0 \u00e8 infatti dichiaratamente manipolatoria \u2014 allora ci pare improbabile che l&#8217;atto epistemico dell\u2019enunciatario si ponga come un riconoscimento categorico dell&#8217;adeguamento al suo universo cognitivo. \u00c8 invece pi\u00f9 facilmente ipotizzabile che, come era in parte emerso nel caso dell\u2019<em>headline<\/em>, l&#8217;enunciatario si trovi a decidere <strong>fra credere di pi\u00f9 e credere di meno<\/strong>, piuttosto che fra credere e non credere. Evidentemente le nostre considerazioni non possono essere che arbitrarie, poich\u00e9 abbiamo fatto delle congetture sulle attese del destinatario nei confronti della veridicit\u00e0 del discorso pubblicitario; tuttavia siamo convinti che sia di fondamentale importanza per la stessa descrizione delle strategie della complicit\u00e0 \u2014 soprattutto degli obiettivi che queste perseguono &#8211; <strong>tenere in considerazione lo statuto strutturale delle modalit\u00e0 epistemiche (che \u00e8 graduale e non categorico)<\/strong>. Come ci dice Greimas, \u00abla certezza, sanzione suprema alla quale si deve sottomettere il discorso veridico, \u00e8 un concetto relativo e graduale, e la fede \u00e8 cosa fragile.\u00bb (ibidem p.110)<br \/>\nIl fare persuasivo dell\u2019enunciatore e il fare interpretativo dell&#8217;enunciatario devono, comunque, essere considerati delle operazioni cognitive preliminari alla stipulazione del contratto enunciativo, che \u00e8 la condizione necessaria per la comunicazione. E il contratto, \u00abpur poggiando sui risultati del fare cognitivo, non \u00e8 a sua volta di natura cognitiva, bens\u00ec di natura <em>fiduciaria<\/em>.\u00bb (ibidem p.109) Ammesso, quindi, che la veridicit\u00e0 del discorso pubblicitario influisca in qualche modo sulla condizione di efficacia, dobbiamo comunque considerare che \u00abla verit\u00e0 \u00e8 oggetto di comunicazione e necessita di sanzione fiduciaria.\u00bb (ibidem)<br \/>\nLa nostra ipotesi \u00e8 che la circostanza enuciativa pubblicitaria determini un sistema di attese da parte dell\u2019enunciatario, tale che lo stesso contratto enunciativo (di natura fiduciaria) richiede specifiche condizioni di attuazione. Abbiamo infatti visto che, presumibilmente, il contratto enunciativo pubblicitario non porta necessariamente sullo statuto veridittivo dell\u2019enunciato. La convenzione fiduciaria che permette la comunicazione pubblicitaria appare, quindi, un dato piuttosto \u2018sfumato\u2019, una condizione, per cos\u00ec dire, \u2018instabile\u2019, la cui attuazione non richiede tanto un <em>far credere<\/em> preliminare dell\u2019enunciatore (e un <em>credere<\/em> dell\u2019enunciatario), quanto, pi\u00f9 probabilmente, un <em>fare persuasivo<\/em> che valorizza il <em>sapere<\/em> del destinatario. Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di sottolineare come l\u2019implicazione cooperativa del lettore, la costruzione quindi di un enunciatario \u00abcomplice\u00bb coinvolto attivamente nell&#8217;interpretazione del testo, implichi una valorizzazione della competenza dello stesso lettore (cfr. 2.1. e 2.2.). Tanto \u00e8 vero che l&#8217;investimento cooperativo, nella misura in cui sollecita le capacit\u00e0 interpretative del lettore, pu\u00f2 assumere valenza tattica in una strategia della <em>seduzione<\/em>.<br \/>\nSulla scorta della discussione precedente, possiamo affermare che le condizioni di attuazione del contratto fiduciario pubblicitario, possono determinarsi a partire da una persuasione di tipo seduttivo, che mira alla \u201ccostruzione di un enunciatore-complice\u201d. Attraverso, cio\u00e8, quella che chiamiamo \u00abstrategia della complicit\u00e0\u00bb.<br \/>\nRiportiamo alcune ri\ufb02essioni di Denis Bertrand riguardo alla campagna pubblicitaria di Black &amp; White che egli ha analizzato in un articolo relativamente recente (Bertrand, 1988), poich\u00e9 queste ribadiscono alcuni concetti che abbiamo appena discusso. L\u2019autore sottolinea come la campagna pubblicitaria in questione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abnon cerca affatto di illustrare un prodotto (gli annunci non menzionano il prodotto, fatta eccezione per la frase &#8220;Scotch whisky\u201d); n\u00e9, contrariamente alle apparenze, cerca di illustrare la marca e il suo ruolo istituzionale (Black &amp;\u00a0White). Piuttosto evidenzia chiaramente gli elementi di una specifica relazione intersoggettiva, in cui l&#8217;enunciazione della marca funziona come mediatore. Attraverso questa strategia, la campagna cerca di costruire complicit\u00e0 o connivenza (o \u201ctacita comprensione\u201d) basata su un modo ironico di partecipazione, che utilizza il coinvolgimento dell\u2019enunciatario e tende a produrre l&#8217;effetto di una \u201ccomunit\u00e0\u201d di lettori. Nessun tentativo di informare, o di convincere, ma piuttosto l&#8217;organizzazione di un processo di auto-persuasione. [&#8230;] Lavorando direttamente sui partners dell&#8217;atto di comunicazione, questo tipo di messaggio mostra ed amplifica il normale, ma spesso dimenticato, obiettivo di ogni discorso pubblicitario: invitare il destinatario a diventare co-enunciatore (o enunciatore-complice). (Bertrand, 1988 tr.it. p.119)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve osservare, per\u00f2, che il conseguimento dell&#8217;obiettivo di\u00a0\u00abinvitare il destinatario a diventare co-enunciatore\u00bb, non comporta necessariamente che la campagna pubblicitaria \u00abnon menzioni\u00a0il prodotto\u00bb o che siano assenti argomentazioni miranti ad una\u00a0sua valorizzazione. <strong>\u00c8 ipotizzabile, al contrario, che una strategia\u00a0della complicit\u00e0 possa anche essere chiamata a realizzare le condizioni preliminari per strategie enunciative di tipo diverso, o per\u00a0strategie discorsive dell\u2019argomentazione<\/strong>. L\u2019avere supposto, del\u00a0resto, che il contratto fiduciario pubblicitario non portasse necessariamente sullo statuto veridittivo del discorso, non ci autorizza ad escludere la possibilit\u00e0 che la comunicazione pubblicitaria utilizzi anche contratti di veridizione. L&#8217;esempio che abbiamo proposto (l&#8217;annuncio stampa della Nuova Audi 100) ha mostrato piuttosto che esistono, nel contesto dello stesso annuncio, <strong>diversi tipi di accordo possibile tra enunciatore e enunciatario sullo statuto veridittivo dei singoli enunciati<\/strong>. La descrizione delle \u2018caratteristiche tecniche\u2019 del prodotto, e in particolare quando la descrizione non insiste in un confronto implicito con i prodotti concorrenti, non solo appare tendenzialmente veridittiva, ma incontra\u00a0anche un atteggiamento preventivo del destinatario orientato al <em>credere<\/em>. Nel caso dell\u2019<em>headline<\/em> dell&#8217;annuncio, invece, ci \u00e8 sembrato che l&#8217;effetto di senso \u201cverit\u00e0\u201d non fosse neanche tra gli obiettivi della strategia testuale. La comunicazione pubblicitaria \u00e8 quindi un fenomeno assai complesso che prevede una moltitudine di strategie enunciative e discorsive, e quindi di contratti di comunicazione, non facilmente classificabili.<br \/>\nD&#8217;altra parte \u00e8 molto probabile che esistano atteggiamenti epistemici diversi anche rispetto al genere merceologico pubblicizzato; \u00e8 infatti ragionevolmente ipotizzabile che un annuncio pubblicitario di prodotti medicinali solleciti, in una certa misura, l\u2019enunciatario ad attribuire all\u2019 enunciatore una strategia di veridizione; tale attribuzione \u00e8 intuitivamente meno probabile nel caso di una pubblicit\u00e0 di prodotti di abbigliamento, per esempio. Ma la nostra trattazione\u00a0non si occupa\u00a0della specifica questione; abbiamo per\u00f2\u00a0voluto menzionare questa\u00a0ulteriore variabile circostanziale, per sottolineare la complessit\u00e0 del problema e per sollecitare eventuali ulteriori analisi.<br \/>\nAlla nostra ipotesi che la convenzione fiduciaria non porti necessariamente sullo statuto veridittivo dell\u2019enunciato-discorso pubblicitario, si potr\u00e0, tra l&#8217;altro, obiettare che esistono numerosi annunci pubblicitari che mostrano l&#8217;iscrizione di <strong>marche della veridizione<\/strong>. L&#8217;obiezione \u00e8 solo in parte fondata. Anzitutto dobbiamo tenere presente che l&#8217;iscrizione delle marche della veridizione genera un dispositivo veridittivo che, \u00abpur assicurando su questo piano una certa coerenza discorsiva, non garantisce affatto la trasmissione della verit\u00e0 che dipende esclusivamente dai meccanismi epistemici installati, ai due estremi della catena della comunicazione, nelle istanze dell\u2019enunciante e dell\u2019enunciatario, o meglio della coordinazione conveniente di questi meccanismi. [&#8230;] L&#8217;enunciante ha un bel dire, a proposito dell&#8217;oggetto di sapere che comunica, che gli &#8220;sa&#8221;, che &#8220;\u00e8 certo&#8221;, che &#8220;\u00e8 evidente\u201d; non \u00e8 comunque sicuro di essere creduto dall\u2019enunciatario: un <em>creder-vero<\/em> deve essere installato alle due estremit\u00e0 del canale della comunicazione\u00bb. (Greimas e Court\u00e9s, 1979 p.380)<br \/>\nDetto in altre parole, \u00e8 <strong>solo l&#8217;adesione del destinatario che pu\u00f2 sanzionare il contratto di veridizione<\/strong>. I recenti annunci stampa di prodotti dermologici, mostrano in effetti, in modo pressoch\u00e9 uniforme, di utilizzare quel tipo di manipolazione che Greimas definisce <strong>mascheramento oggettivante<\/strong> (Greimas 1983). Questo tipo di comunicazione, tipica del <strong>discorso scientifico<\/strong>, \u00abper essere accettato come vero, cerca di sembrare non il discorso di un soggetto ma il puro enunciato delle relazioni necessarie fra le cose. Per questo cancella il pi\u00f9 possibile le marche dell\u2019enunciazione.\u00bb (Greimas, 1983 p.108)\u00a0Prendiamo come esempio una parte del <em>bodycopy<\/em> dell&#8217;annuncio di\u00a0Biovytena Dermon:<br \/>\n\u00ab [&#8230;] Biovytena Dermon \u00e8 a base di Byretin-E, il complesso\u00a0esclusivo Dermon, il cui effetto biodinamico \u00e8 assicurato dalla\u00a0presenza di precursori biologici per veicolare le sostanze attive\u00a0fino alla struttura vitale della pelle.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"Cosmetica, rughe. Analisi semiotica del discorso pubblicitario\" href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/dissolvere-rughe-dermon-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1218 size-full\" src=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/dissolvere-rughe-dermon-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg\" alt=\"Cosmetica, rughe. Analisi semiotica del discorso pubblicitario\" width=\"500\" height=\"652\" srcset=\"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/dissolvere-rughe-dermon-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo.jpg 500w, https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/dissolvere-rughe-dermon-pagina-pubblicitaria-semiotica-testo-230x300.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><br \/>\nSi nota l&#8217;eliminazione del soggetto dell&#8217;enunciazione, e la presupposizione di un \u201c\u00e8 vero che&#8230;\u201d che ha, come \u00e8 noto, \u00abil compito di modalizzare l&#8217;enunciato secondo l&#8217;obbiettivit\u00e0.\u00bb (ibidem) Riteniamo comunque &#8211;\u00a0ed \u00e8 questo il punto che vogliamo sottolineare &#8211;\u00a0che, pur ammettendo che a tale dispositivo veridittivo corrisponda una adesione cognitiva del destinatario, la strategia del <em>mascheramento oggettivante<\/em> debba essere valutata, nella circostanza dell\u2019enunciazione pubblicitaria, secondo punti di vista diversi. Ci pare cio\u00e8 che, anche nel caso di una strategia del far-sembrare-vero, sia pi\u00f9 rilevante il tipo di implicazione e complicit\u00e0, il grado di valorizzazione delle competenze dell\u2019enunciatario, di quanto non lo sia la sanzione epistemica di quest\u2019ultimo. L&#8217;ipotesi \u00e8 che il potere strategico del mascheramento oggettivamte risieda non tanto nella produzione dell&#8217;effetto di senso \u201dverit\u00e0\u201d, quanto piuttosto nella \u201cmessa a distanza dell\u2019enunciatario\u201d. Come ha messo in rilievo Andrea Semprini riguardo alle strategie presenti nei cataloghi di vendita (Semprini, 1990), la messa a distanza dell\u2019enunciatario non si traduce affatto in una sua devalorizzazione. Anzi, tale proposizione di contratto prevede un tipo di enunciatore che, \u00abnon indirizzandosi ad alcun enunciatario specifico, lascia libero quest&#8217;ultimo di aderire o meno alle sue proposizioni\u00bb (Semprini, 1990 p.195); \u00e8 una strategia che, in ultima analisi, <strong>valorizza l&#8217;autonomia di giudizio del destinatario<\/strong>, il quale pu\u00f2 affermare \u00abil suo simulacro di autonomia pragmatica e cognitiva\u00bb (ibidem).<br \/>\nAbbiamo quindi una tipo di strategia che si oppone idealmente a quella della complicit\u00e0. Anch\u2019essa, comunque, operando una valorizzazione dell\u2019enunciatario a livello di \u201cautonomia di giudizio\u201d, \u00e8 classificabile fra le <strong>strategie della seduzione<\/strong>, e mostra di poter determinare le condizioni per il verificarsi del contratto fiduciario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stategie-complicita-distanziamento-semiotica-pubblicita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1219\" src=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stategie-complicita-distanziamento-semiotica-pubblicita.jpg\" alt=\"Seduzione: Strategie della complicit\u00e0 e strategie del distanziamento\" width=\"600\" height=\"425\" srcset=\"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stategie-complicita-distanziamento-semiotica-pubblicita.jpg 800w, https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stategie-complicita-distanziamento-semiotica-pubblicita-300x212.jpg 300w, https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/stategie-complicita-distanziamento-semiotica-pubblicita-768x543.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che abbiamo individuato una <strong>dicotomia complicit\u00e0\/distanziamento<\/strong> che riteniamo possa rendere conto di una\u00a0parte delle odierne strategie pubblicitarie. La presente analisi\u00a0si\u00a0occupa in particolare delle strategie della complicit\u00e0; tuttavia\u00a0dobbiamo tenere presente che l&#8217;opposizione complicit\u00e0 \/ distanziamento non \u00e8 di tipo categorico ma <strong>graduale<\/strong>. Quindi una\u00a0strategia pu\u00f2 apparire pi\u00f9 o\u00a0meno \u201ddella complicit\u00e0\u201d e pi\u00f9 o\u00a0meno\u00a0\u201ddel distanziamento&#8221;. Riportiamo schematicamente in figura\u00a0le principali caratteristiche dei due tipi di strategia, per poi\u00a0passare alla discussione delle modalit\u00e0 secondo le quali possono\u00a0attuarsi le strategie della complicit\u00e0. Si consideri che alcuni concetti presenti nello schema, come quello della \u201ccreazione dei\u00a0sincretismi attanziali\u201d, saranno discussi nel prossimo paragrafo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[twocol_one]<strong>Stategie della Complicit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Creazione di sincretismi attanziali:<br \/>\nnarratore\/narratario<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contratto enunciativo che non porta necessariamente sullo statuto veridittivo dell&#8217;enunciato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forte implicazione del destinatario nei processi interpretativi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accentuata valorizzazione della competenza del destinatario: seduzione<br \/>\n(che non comporta una devalorizzazione dell\u2019enunciatore)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orientamento del destinatario<br \/>\ndotato di un <em>sapere di poter fare<\/em>, verso una situazione euforica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\/twocol_one] [twocol_one_last]<strong>Strategie del Distanziamento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possibile cancellazione delle marche dell&#8217;enunciazione<br \/>\n(mascheramento oggettivante)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contratto enunciativo che pu\u00f2 portare\u00a0sullo statuto veridittivo dell&#8217;enunciato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Debole\u00a0implicazione del destinatario nei processi interpretativi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accentuata valorizzazione della competenza dell&#8217;enunciatore<br \/>\n(che non comporta una devalorizzazione del destinatario)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orientamento del destinatario<br \/>\ndotato di un <em>sapere di poter non fare<\/em>, verso una situazione euforica<br \/>\n(valorizzazione dell\u2019autonomia pragmatica e cognitiva)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\/twocol_one_last]<\/p>\n<p>[highlight]Tratto da Gianni Cresci,\u00a0<em>Marketing, comunicazione, semiotica. Strategie enunciative della complicit\u00e0.<\/em>\u00a0Universit\u00e0 di Bologna, 1991[\/highlight]<\/p>\n<p><span style=\"color: #339966;\">Paragrafi precedenti:<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/la-cooperazione-interpretativa\/\" target=\"_blank\">2.1. La cooperazione interpretativa<\/a><br \/>\n<\/strong><\/span><a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/la-messa-in-pagina\/\" target=\"_blank\"><strong>2.2. La messa in pagina<\/strong><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #339966;\">Paragrafo successivo:<\/span><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/lenunciato-ambiguo-strategie-enunciative-pubblicita\/\" target=\"_blank\"><b><span style=\"color: #339966;\">2.4\u00a0Strategie della complicit\u00e0<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #339966;\">24.1 L\u2019enunciato ambiguo<\/span><\/b><\/a><\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13. \u00a0<\/strong>\u00abForma particolare della certezza &#8211; che \u00e8 la denominazione del termine positivo della categoria modale epistemica &#8211;\u00a0l&#8217;evidenza non esige l&#8217;esercizio del fare interpretativo\u00bb. (Greimas e Courtes, 1979 tr.it.p.137)\u00a0Nella misura in cui l\u2019enunciatore \u00abesercita un fare persuasivo (ovvero un far-credere), l\u2019enunciatario, a sua\u00a0volta, completa il suo fare interpretativo con un giudizio epistemico\u00bb (ibidem p.127); Greimas individua inoltre una \u00abstruttura modale epistemica\u00bb e propone la formulazione della categoria modale epistemica:<\/p>\n<figure id=\"attachment_1221\" aria-describedby=\"caption-attachment-1221\" style=\"width: 540px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a title=\"certezza (creder-essere) - improbab\u00eclit\u00e0  (creder non essere) probabilit\u00e0 (non credere non essere) - incertezza (non credere essere)\" href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/quadrato-semiotico-credere-greimas.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1221 size-full\" src=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/quadrato-semiotico-credere-greimas.jpg\" alt=\"Quadrato semiotico - certezza (creder-essere) - improbab\u00eclit\u00e0  (creder non essere) probabilit\u00e0 (non credere non essere) - incertezza (non credere essere)\" width=\"540\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/quadrato-semiotico-credere-greimas.jpg 540w, https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/quadrato-semiotico-credere-greimas-300x146.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1221\" class=\"wp-caption-text\">certezza (creder-essere) &#8211; improbab\u00eclit\u00e0 (creder non essere) probabilit\u00e0 (non credere non essere) &#8211; incertezza (non credere essere)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La certezza, la cui definizione sintattica \u00e8 il <em>creder-essere<\/em>, si\u00a0distingue appunto dall\u2019 \u201cevidenza\u201d poich\u00e9 la prima presuppone l&#8217;esercizio del fare interpretativo dell\u2019enunciatario.\u00a0<strong>Ipotizziamo, da parte nostra, che la pubblicit\u00e0 non possa essere creduta &#8211;\u00a0ammesso, per il momento, che il problema del <em>credere<\/em> sia pertinente &#8211; a prescindere del fare interpretativo dell\u2019enunciatario<\/strong>. Risulta comunque di un certo interesse quella che Greimas indica come la \u00abproblematica della competenza esistemica\u00bb.\u00a0A questo proposito Greimas rileva che\u00a0\u00abil giudizio epistemico non dipende soltanto dal valore del fare interpretativo che si ritiene lo preceda [&#8230;], ma anche &#8211; in misura da determinare &#8211; dal voler-credere e dal poter-credere del soggetto epistemico.\u00bb (ibidem)\u00a0Per questo motivo nel presente paragrafo (2.3.) prendiamo in considerazione\u00a0atteggiamenti epistemici collettivi nei confronti del discorso pubblicitario. \u00c8 comunque chiaro che la discussione non pu\u00f2 condurci per il momento che a supposizioni labili; anche perch\u00e9 \u00abla categoria epistemica comporta solo opposizioni graduali e relative, che permettono la manifestazione di un gran numero di posizioni intermedie.\u00bb (ibidem)<\/p>\n<p>[hr]<\/p>\n<p>BERTRAND, Denis<br \/>\n1988 &#8220;The creation of Complicity. A Semiotic Analysis of an Advertising Campaign for Black and White whisky\u201d. Intem. I. of <em>Researche in Marketing<\/em> 4 (tr. it. in: A. Semprini, ed., L<em>o sguardo semiotico<\/em>, Milano, Angeli, 1990)<\/p>\n<p>GRANDI, Roberto<br \/>\n1987 <em>Come parla la pubblicit\u00e0<\/em>. Milano: Edizioni del Sole 24 Ore<\/p>\n<p>GREIMAS, Algirdas Julien<br \/>\n1970 <em>Du Sens<\/em>. Fan&#8217;s: Editions du Seuil (tr. it., <em>Del senso<\/em>, Milano, Bompiani, 1974)<br \/>\n1976 <em>S\u00e9miotique et sciences sociales<\/em>. Paris: Editions du Seuil (tr.it., <em>Semiotica e scienze sociali<\/em>, Torino, Centro Scientifico Editore, 1991)<br \/>\n1983 <em>Du Sens II<\/em> \u2014 Essais s\u00e9miotiques. Paris: Editions du Seuil (tr.it., <em>Del senso 2<\/em>, Milano, Bompiani, 1984)<br \/>\n1987 <em>De l\u2019imperfection<\/em>. Paris: Fanlac (tr. it., <em>Dell\u2019impefezione<\/em>, Palermo, Sellerio, 1988)<\/p>\n<p>GREIMAS, A. J., COURTES, Joseph<br \/>\n1979,\u00a0<em>S\u00e9miotique \u2013 Dictionnaire raisonn\u00e9 de la th\u00e9orie du langage<\/em>, Paris, Hachette ;<br \/>\ntrad. it. 1986,\u00a0<em>Semiotica. Dizionario ragionato della teoria del linguaggio<\/em>, Firenze, La Casa Usher.<\/p>\n<p>GRICE, H. Paul<br \/>\n1967 \u201cLogic and conversation\u201d. In: Peter Cole e Jerry L.Morgan, eds., <em>Syntax and Semantics. Speech Acts<\/em>. New York: Academic Press (tr.\u00a0it. in: M.Sbis\u00e0, ed., <em>Gli atti linguistici<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1978)<\/p>\n<p>SEMPRINI, Andrea<br \/>\n1990 \u201dIl regime discorsivo degli oggetti\u201d. In: <em>Lo sguardo semiotico<\/em>, Milano, Angeli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MARKETING, COMUNICAZIONE, SEMIOTICA: STRATEGIE [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1226,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[10,14,28,33,37,46,47,48,53,66,84,87,89,91,94,108],"class_list":["post-1200","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-testi","tag-analisi","tag-argomentazione","tag-comunicazione-pubblicitaria","tag-cosmesi","tag-enunciazione","tag-grafica","tag-graphic-design","tag-greimas","tag-impaginazione","tag-marketing-semiotica-strategie-enunciative-complicita","tag-pubblicita","tag-seduzione","tag-semiotica","tag-semiotica-del-marketing","tag-semiotica-della-pubblicita","tag-verita"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Veridizione e convenzione fiduciaria - 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