{"id":858,"date":"2015-01-08T11:30:25","date_gmt":"2015-01-08T10:30:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giannicresci.com\/?p=858"},"modified":"2015-01-08T11:30:25","modified_gmt":"2015-01-08T10:30:25","slug":"tattiche-versus-strategie-il-consumo-come-tramite-di-socializzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannicresci.com\/Gianni-Cresci\/index.php\/2015\/01\/08\/tattiche-versus-strategie-il-consumo-come-tramite-di-socializzazione\/","title":{"rendered":"Tattiche versus Strategie. Il consumo come tramite di socializzazione"},"content":{"rendered":"<h4>MARKETING, COMUNICAZIONE, SEMIOTICA: STRATEGIE ENUNCIATIVE DELLA COMPLICIT\u00c0<\/h4>\n<h4>1 &#8211; LE DUE PRODUZIONI<\/h4>\n<p><strong>1.2 Tattiche versus Strategie. Complessit\u00e0 e sua riduzione (seconda parte)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora dobbiamo tornare al concetto di \u201ctrasversalit\u00e0\u201d nell&#8217;accezione che abbiamo poc&#8217;anzi esposto. Avanziamo l&#8217;ipotesi che l&#8217;adozione di nuovi parametri possa legittimare una sorta\u00a0di <em>messa tra parentesi<\/em>\u00a0della nota contrapposizione tra <em>apocalittici e integrati<\/em>\u00a0proposta da\u00a0Eco negli anni sessanta (Eco, 1964). Questa <em>sospensione del giudizio<\/em>\u00a0non vuol essere una rinuncia, l&#8217;ammissione dell&#8217;insolubilit\u00e0 del problema. Si tratta pi\u00f9 semplicemente di una scelta paradigmatica che <em>pertinentizza<\/em> alcuni tratti della questione e non altri. Secondo la prospettiva che stiamo adottando, possiamo infatti considerare valida l&#8217;interpretazione del<strong> consumo come tramite di socializzazione e partecipazione<\/strong>, senza che questa assunzione comporti la considerazione del consumatore come soggetto passivamente manipolabile.\u00a0Rovesciando i termini della questione, che tuttavia rimane la stessa, potremmo considerare il consumo come un atto da parte di un attore sociale che si muove secondo logiche ti tipo tattico, nell&#8217;accezione che De Certau ci fornisce del termine.<br \/>\nL&#8217;atto di consumo, allora, inteso come <strong>mossa tattica e appropriativa<\/strong>, risponde a proprie determinate funzioni, le quali possono essere ricondotte a due principali: quella di <em><strong>riduzione della complessit\u00e0<\/strong><\/em> e quella di <strong><em>partecipazione<\/em> alla complessit\u00e0<\/strong> del sistema. Le due definizioni appariranno senz&#8217;altro pi\u00f9 chiare dopo che avremo definito il concetto di complessit\u00e0 sociale. Il nostro tentativo \u00e8, ancora una volta, di reinterpretare le due funzioni del consumo utilizzando quei parametri che ci hanno implicitamente fornito De Certau e Maffesoli.\u00a0Accettiamo come dato di partenza la definizione del consumo come funzione sociale determinante per la riduzione della complessit\u00e0 sociale poich\u00e9, come abbiamo sottolineato, \u201cproducente identit\u00e0 sociali\u201d. Ma vogliamo sottolineare di tale comportamento quelle caratteristiche ti tipo tattico, e quindi tipicamente \u201cpopolari\u201d, che in questo caso rispondono all&#8217;esigenza di semplificare ci\u00f2 che appare complesso, di <strong>discretizzare<\/strong> un <em>continuum<\/em> altrimenti difficilmente manipolabile. \u00c8 inoltre fondamentale, per la prospettiva che ci siamo posti, tenere conto del <strong>carattere interazionale\u00a0del rapporto che viene a determinarsi fra la strategia inscritta nell&#8217;oggetto e l&#8217;atto di consumo<\/strong>. Detto in altri termini, <strong>l&#8217;identit\u00e0 sociale \u00e8 il risultato di una doppia produzione tattico-strategica<\/strong> che mette in gioco sia le operazioni previsionali dell&#8217;emittente sia le mosse interpretative del destinatario.<br \/>\nLa riduzione della complessit\u00e0 diverrebbe allora nient&#8217;altro che una mossa tattica, un \u201cgioco d&#8217;astuzia\u201d, l&#8217;unica possibilit\u00e0 da parte del consumatore di controllo parziale di un sistema di dominio complesso e sfuggente.\u00a0La prospettiva \u00e8 paragonabile\u00a0alla chiave interpretativa che del consumo ci forniscono Mary Douglas e Baron Isherwood. \u00abQuando avremo ricollocato l&#8217;individuo nel reticolo dei suoi obblighi sociali e reinserito il consumo all&#8217;interno del processo sociale, vedremo che i beni danno un contributo estremamente positivo alla vita razionale, soprattutto per quanto concerne il\u00a0ragionamento metaforico. Questo libro sostiene la tesi che l&#8217;essere razionale non pu\u00f2 riuscire a comportarsi razionalmente, a meno che il mondo che lo circonda non sia dotato di una coerenza e regolarit\u00e0. Per continuare a pensare in modo razionale, l&#8217;individuo ha bisogno \u00a0di un mondo intellegibile e questa intelligibilit\u00e0 dovr\u00e0 essere dotata di contrassegni visibili.\u00bb (Douglas e Isherwood, 1979, tr. it, p.7)<br \/>\nSecondo i parametri che abbiamo introdotto, ci pare di poter cogliere nel bisogno \u00abcoerenza e regolarit\u00e0\u00bb e di un mondo\u00a0\u00abintelligibile\u00bb, le stesse ragioni di un consumo che si pone\u00a0come\u00a0mossa tattica di riduzione della complessit\u00e0.\u00a0Non ci sentiamo tuttavia di poter condividere l&#8217;attribuzione al\u00a0consumo di funzioni\u00a0\u00abestremamente positive\u00bb. La scelta di vedere nella pratica del\u00a0consumo una tattica difensiva mette, al contrario, in risalto il carattere \u201cpovero\u201d e in qualche modo <em>obbligato<\/em> di tale comportamento. Come abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte sottolineato, la tattica vive infatti parassitariamente nello spazio delineato dalla strategia. E tuttavia non\u00a0per questo deve essere sottovalutata la portata e l&#8217;incidenza della produzione di senso messa in opera dal consumatore che, pur costretto <em>dalla<\/em> e <em>nella<\/em> complessit\u00e0 del sistema sociale in cui si trova a vivere, mostra\u00a0allo stesso tempo una significativa capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di <em>azione<\/em> all&#8217;interno del sistema stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Introduciamo adesso un altro autore le cui posizioni possono a nostro avviso rivelarsi molto importanti quale sfondo teorico della presente trattazione. Ci riferiamo all&#8217;antropologo e filosofo tedesco Arnold Gehlen. Non siamo qui principalmente interessati al suo concetto di <em>post-histoire<\/em> e di \u201cprogresso come routine\u201d che Gianni Vattimo vede come passo teorico fondamentale per la definizione del <em>post-moderno<\/em> (Vattimo, 1985, p.15); ci interessa piuttosto la tesi di Gehlen, niente affatto secondaria nella sua opera complessiva, secondo la quale l&#8217;uomo \u00e8, per costituzione biologica, assai povero istintualmente e soprattutto carente di dotazione organica di strumenti. Da ci\u00f2 si ricava il carattere necessario della <em>tecnica<\/em> &#8211; e dei prodotti, delle merci che essa produce, vorremmo aggiungere &#8211; \u00abproprio a partire dalla constatazione delle imperfezioni degli organi umani. Abbiamo infatti delle <em>tecniche d&#8217;integrazione<\/em> che rimpiazzano quelle capacit\u00e0 che non sono possedute dai nostri organi, delle <em>tecniche di intensificazione<\/em> che potenziano delle facolt\u00e0 gi\u00e0 presenti nel nostro corpo, e infine delle <em>tecniche di agevolazione<\/em> che alleggeriscono il lavoro dei vari organi.\u00bb (Fadini, 1988, p.159)\u00a0Il\u00a0pensiero\u00a0di Gehlen arricchisce il quadro teorico che stiamo delineando e fornisce, a nostro avviso, parametri utili e suscettibili di ulteriori approfondimenti per una griglia interpretativa del comportamento di consumo e delle funzioni nelle societ\u00e0 complesse, con particolare riguardo al rapporto che si instaura tra <strong>uomo e oggetto<\/strong>.\u00a0\u00c8 oltretutto noto e ampiamente discusso il rapporto tra Gehlen e Luhmann. \u00abQuest&#8217;ultimo deve probabilmente la sua categoria di \u201criduzione della complessit\u00e0\u201d anche a quella di <em>Entlastung<\/em>, ma ci\u00f2 non pu\u00f2 far mettere tra parentesi il diverso atteggiamento dei due pensatori di fronte alla modernit\u00e0: diffidente e con molte riserve quello di Gehlen, maggiormente affermativo quello di Luhmann.\u00bb (ibidem, p.264)\u00a0I due autori quindi si sono occupati, con angolazioni diverse, dello stesso tema che stiamo trattando in questo nostro capitolo. Entrambi convergono infatti nella definizione di uno schema d&#8217;azione producente <strong><em>stabilizzazione di conflitti e di tensioni<\/em><\/strong> tipici delle societ\u00e0 complesse.\u00a0Non entreremo tuttavia in merito ai punti di convergenza e divergenza tra le posizioni teoriche dei due filosofi, come, del resto, non compiremo\u00a0una trattazione sistematica del problema della complessit\u00e0 sociale.\u00a0Ci stiamo infatti muovendo, per dirla con De Certeau, come \u201ccacciatori di frodo\u201d proponendo l&#8217;uso parziale, arbitrario e motivato, degli autori chiamati in causa. E questo modo di procedere, cos\u00ec emblematicamente simile alle <em>tattiche appropriative<\/em> descritte dall&#8217;antropologo e storico francese, \u00e8 qui apertamente dichiarato, ritenuto utile se non addirittura indispensabile. Nella prospettiva in cui ci siamo posti, autori come Gehlen e Luhmann &#8211; ma l&#8217;osservazione vale anche per Maffesoli e per lo stesso De Certeau &#8211; si rivelano\u00a0utili proprio perch\u00e9 le loro singole posizioni, estrapolate dal contesto della loro opera complessiva, possono acquisire un senso nuovo nel contesto che noi gli assegniamo. Non \u00e8 lo stesso Maffesoli a sostenere che \u00abnon si scoprono \u201cnuovi mondi\u201d nel campo della scienza dell&#8217;uomo: dobbiamo accontentarci di svelare questo o quell&#8217;aspetto dello stare-insieme\u00bb? (Maffesoli, 1990, p.24)\u00a0Alla luce di quanto abbiamo appena detto, prima di passare alla delineazione dei tratti fondamentali della teoria sociosistemica di Luhmann, riteniamo necessarie alcune ulteriori precisazioni riguardo all&#8217;uso che del termine <em>complessit\u00e0<\/em>\u00a0sar\u00e0 fatto nella nostra trattazione.<br \/>\nCome vedremo, la definizione di \u00abcomplessit\u00e0\u00bb fornitaci da Luhmann, se si rivela assai feconda per la descrizione di alcuni tratti fondamentali delle societ\u00e0 contemporanee avanzate, essa tuttavia potrebbe risultare di difficile utilizzo se non la si estrapola dall&#8217;angusto contesto teorico dell&#8217;autore. Per dirla in altre parole, utilizzeremo il termine per descrivere fenomeni che non riguarderebbero direttamente le questioni sollevate da Luhmann. Secondo la nostra prospettiva, per esempio, la <strong>stratificazione di <em>enunciatori<\/em> e <em>narratori<\/em> da una parte, e di <em>enunciatari<\/em> e <em>narratari<\/em> dall&#8217;altra<\/strong>, pu\u00f2 essere considerato uno dei fenomeni che mettono in luce le ripercussioni che la complessit\u00e0 sociale produce sulla comunicazione pubblicitaria. In questa stessa direzione sembra muoversi l&#8217;articolo di Paolo Mancini <em>Ancora sulla tele-enunciazione politica &#8211; Destinatari e complessit\u00e0 sociale<\/em>, che contiene un&#8217;analisi discorsiva di un intervento a Tribuna Politica da parte di un rappresentante del P.C.I. Il problema colto da Mancini \u00e8 quello del fenomeno della stratificazione (in questo caso di destinatari) di cui abbiamo detto.<br \/>\nL&#8217;autore sottolinea come oggi vi siano\u00a0\u00abnumerosi terreni di incontro tra sociologi e semiologi: uno di questi pu\u00f2 senz&#8217;altro essere l&#8217;analisi del discorso televisivo (\u2026)\u00bb (Mancini, 1985, p.165). Egli specifica che l&#8217;intento del suo articolo\u00a0\u00ab\u00e8 quello di analizzare, mediante strumenti\u00a0semiotici e micro-sociologici, alcuni indicatori della complessit\u00e0 sociale\u00bb, cogliendo con questo l&#8217;esigenza &#8211; che \u00e8 anche quella della comunicazione pubblicitaria &#8211;\u00a0\u00abdi scelta di destinatari specifici del messaggio all&#8217;interno del pubblico indifferenziato delle comunicazioni di massa\u00bb (ibidem). Anche noi stiamo tentando, seppure con metodi e parametri diversi da quelli utilizzati da Mancini, di legare questioni come quelle della <strong>stratificazione del soggetto di enunciazione e di selezione del target<\/strong>, al problema pi\u00f9 generale della complessit\u00e0 sociale.<br \/>\nPassiamo allora a vedere finalmente che cosa intenda\u00a0Niklas Luhmann per \u201csociet\u00e0 complessa\u201d. Secondo il sociologo e filosofo tedesco le societ\u00e0 contemporanee avanzate sono sistemi sociali che si rivolgono al proprio ambiente con modalit\u00e0 differenti e tra loro interconnesse. Ogni sistema sociale \u00e8 dotato di una propria identit\u00e0 collettiva centrata sull&#8217;<em>autopoiesis<\/em> (concetto che Luhmann prende in prestito dalla neurobiologia), ovvero centrata sulla espressione di <strong>autonomia e separatezza<\/strong> rispetto all&#8217;ambiente. Il sistema sviluppa una differenziazione funzionale mediante la costituzione e specializzazione di sistemi parziali, come risposte autoreferenziali ai disturbi e stimoli dell&#8217;ambiente. Come sottolinea Ardig\u00f2, per Luhmann ogni sistema parziale sviluppa una molteplicit\u00e0 di strutture disponibili e\u00a0\u00abricerca la propria unit\u00e0 e autonomia autopoietica, che si specializza per una distinta funzione del sistema societario\u00bb. (Ardig\u00f2, 1990, p.20) Si tratta di sistemi che sono contemporaneamente aperti e chiusi rispetto ai loro ambenti. Ogni sistema, per produrre comunicazione con altri sistemi parziali e per difendersi dagli impatti ambientali, impiega due diversi tipi di filtri comunicazionali.\u00a0\u00abIl primo \u00e8 il filtro con cui il sistema si preclude ad ogni interscambio diretto con l&#8217;ambiente (\u00e8 la chiusura autopoietica). Il secondo filtro serve ad aprire l&#8217;interna differenziazione di sistemi parziali di una societ\u00e0 (economia, diritto, scienza, politica, religione, istruzione (\u2026)\u00bb (ibidem, p.21)<br \/>\nArdig\u00f2 rileva che Luhmann ha adottato il concetto di <em>autopoiesis<\/em> obliterando per\u00f2 alcune caratteristiche essenziali che il concetto possiede in neurobiologia. Il sociologo italiano si riferisce in particolare alla possibilit\u00e0 di\u00a0\u00abun&#8217;interazione &#8211; anche tra due o pi\u00f9 organismi sistemici (ciascuno con la propria <em>autopoiesis<\/em>) &#8211; che pu\u00f2 giungere fino a generare il superamento delle reciproche chiusure, o dei contatti solo arbitrari, con la produzione <em>ex novo<\/em> , anche fuori da una previa comunanza linguistica, di un dominio consensuale tra due o pi\u00f9 organismi.\u00bb (ibidem, p.24) Non ci interessa spingerci oltre nella trattazione; basti qui considerare che la chiusura delle unit\u00e0 sistemiche, espressa nel codice autopoietico, cos\u00ec come la descrive Luhmann, \u00e8 soggetta a critiche puntuali e largamente condivisibili. Possiamo comunque cogliere dalle stesse parole di Luhmann i problemi fondamentali della complessit\u00e0 sociale e della sua riduzione.<i>\u00a0<\/i>\u00abIl problema ancora irrisolto dell&#8217;illuminismo riguarda il modo in cui si possono elaborare insiemi eccessivamente complessi di informazioni.\u00bb (Luhmann, 1970, p.82) Secondo l&#8217;autore\u00a0\u00abla complessit\u00e0 del mondo, la spaventosa molteplicit\u00e0 di possibilit\u00e0, deve essere riportata entro una dimensione che possa essere vissuta come espressione di un determinato senso\u00bb (ibidem); egli sostiene che non \u00e8 sufficiente comprendere la complessit\u00e0 del mondo\u00a0\u00aboccorre anche metterla alla portata dell&#8217;esperienza vissuta e dell&#8217;azione, e di conseguenza ridurla. Ogni incremento delle possibilit\u00e0 che possono essere colte entro il il mondo \u00e8 privo di senso se non \u00e8 accompagnato dallo sviluppo di meccanismi di riduzione della complessit\u00e0, dotati di efficacia adeguata.\u00bb (ibidem, p.83)<br \/>\nDi tali <em>meccanismi di riduzione della complessit\u00e0<\/em> abbiamo gi\u00e0 impostato una lettura che risulta\u00a0diversa ma non completamente estranea\u00a0alla prospettiva luhmaniana. Abbiamo cio\u00e8 proposto di interpretare il consumo come un&#8217;azione, una mossa tattica <em>produttrice di senso<\/em> e <em>riduttrice della complessit\u00e0<\/em>; pratica silenziosa e \u201castuta\u201d che riporta la complessit\u00e0 del mondo a dimensioni segmentate e manipolabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[highlight]Tratto da Gianni Cresci,\u00a0<em>Marketing, comunicazione, semiotica. Strategie enunciative della complicit\u00e0.<\/em>\u00a0Universit\u00e0 di Bologna, 1991[\/highlight]<\/p>\n<p><span style=\"color: #008080;\">Paragrafo precedente:<strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/tattiche-versus-strategie-complessita-e-sua-riduzione\/\">1.2\u00a0Tattiche versus strategie. Complessit\u00e0 e sua riduzione<\/a>\u00a0<\/strong><span class=\"Apple-style-span\">(prima<\/span><span class=\"Apple-style-span\">\u00a0parte)<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008080;\">Paragrafo successivo:<strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.giannicresci.com\/il-marketing-e-linquietudine-metodologica\/\" target=\"_blank\">1.3\u00a0Il marketing e l&#8217;inquietudine metodologica<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p>[hr]<\/p>\n<p>ARDIG\u00d2, Achille<br \/>\n1990 \u201cPresentazione\u201d in N. Luhmann,\u00a0<em>Comunicazione ecologica<\/em>, Milano, Angeli<\/p>\n<p>CERTEAU, Michel de<br \/>\n1980 <em>L&#8217;invention du quotidien<\/em>, Paris, Union G\u00e9n\u00e9rale d&#8217;Edition<\/p>\n<p>DOUGLAS, Mary &#8211; ISHERWOOD, Baron<br \/>\n1979 <em>The World of Goods<\/em>. New York: Basic Books\u00a0(tr.it, <em>Il mondo delle cose<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1984)<\/p>\n<p>ECO, Umberto<br \/>\n1964\u00a0<em>Apocalittici e integrati<\/em>, Milano,\u00a0Bompiani<\/p>\n<p>FADINI, Ubaldo<br \/>\n1988 <em>Il corpo imprevisto. Filosofia, antropologia e tecnica in Arnold Gehlen<\/em>, Milano, Angeli<\/p>\n<p>GEHLEN, Arnold<br \/>\n1984<em> L&#8217;uomo nell&#8217;era della tecnica<\/em>, Milano, Sugarco<\/p>\n<p>LYOTARD, Jean-Frncoise<br \/>\n1979\u00a0<em>La condition postmoderne<\/em>, Paris, Les Editions de Minuit (tr.it,\u00a0<em>La condizione postmoderna<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1985)<\/p>\n<p>LUHMANN, Niklas<br \/>\n1970\u00a0<em>Illuminismo sociologico<\/em>, Milano, Il Saggiatore<br \/>\n1990\u00a0<em>Comunicazione ecologica<\/em>, Milano, Angeli<\/p>\n<p>MAFFESOLI, Michel<br \/>\n1979\u00a0<em>La conquete du present,<\/em>\u00a0Presses Universitaires de France, (tr.it.\u00a0<em>La conquista del presente<\/em>, Roma, Ianua, 1983)<br \/>\n1990\u00a0<em>L&#8217;ombra di Dioniso. Una sociologia delle passioni<\/em>, Milano, Garzanti<\/p>\n<p>MANCINI, Paolo<br \/>\n1985 \u201cAncora sulla tele-enunciazione politica. Destinatari e complessit\u00e0 sociale\u201d. in AA.VV. <em>Semiotica. Attualit\u00e0 e promesse della ricerca<\/em>, Bellinzona, Edizioni Casagrande<\/p>\n<p>VATTIMO, Gianni<br \/>\n1985 <em>La fine della modernit\u00e0<\/em>, Milano, Garzanti<br \/>\n1989 <em>La societ\u00e0 trasparente<\/em>, Milano, Garzanti<\/p>\n<p>[hr]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MARKETING, COMUNICAZIONE, SEMIOTICA: STRATEGIE [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":894,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[12,16,26,64,68,73,80,90,91,95,99,107],"class_list":["post-858","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-testi","tag-antropologia","tag-arnold-gehlen","tag-complessita-sociale","tag-maffesoli","tag-michel-de-certau","tag-pensiero-economico","tag-pratiche-sociali","tag-semiotica-del-consumo","tag-semiotica-del-marketing","tag-sociologia","tag-stili-di-vita","tag-umberto-eco"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tattiche versus Strategie. 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